DECRETO DELEGATO 24 aprile 2017 n.44

12 Maggio 2017

MODIFICA ALLA LEGGE 27 NOVEMBRE 2015 N. 174 – COOPERAZIONE FISCALE INTERNAZIONALE E SUCCESSIVE MODIFICHE
Art. 1
1. L’articolo 27 della Legge 27 novembre 2015 n.174 e successive modifiche è così sostituito:
“Art. 27
(Conto soggetto a comunicazione)
1. Ai fini del presente Capo III con l’espressione “conto soggetto a comunicazione” si intende un conto finanziario che soddisfa le seguenti condizioni:
a) il conto ricade nella definizione di conto finanziario ai sensi del pertinente accordo;
b) il conto è intestato:
1) con riferimento al CRS, ad una o più persone fisiche o Entità non residenti nel territorio della Repubblica di San Marino, oppure ad una o più Entità Non Finanziarie Passive (Passive NFE), così come definite nel pertinente accordo, controllate da una o più persone fisiche non residenti nel territorio della Repubblica di San Marino;
2) con riferimento al FATCA, ad uno o più cittadini statunitensi ovunque residenti, oppure ad una o più Entità Non Finanziarie Passive (Passive NFE), così come definite nel pertinente accordo, controllate da uno o più cittadini statunitensi ovunque residenti;
c) i soggetti di cui alla lettera b), punto 1), sono residenti in uno Stato o una giurisdizione ricadente nella definizione di “Giurisdizione Partecipante” ai sensi del CRS con la quale è attivo lo scambio di informazioni;
d) il conto è mantenuto dall’Istituzione Finanziaria Segnalante:
1) con riferimento al CRS, alla data del 31 dicembre 2015 oppure a decorrere da una data successiva a quest’ultima;
2) con riferimento al FATCA, alla data del 30 giugno 2014 oppure a decorrere da una data successiva a quest’ultima;
e) il conto presenta le ulteriori caratteristiche previste:
1) con riferimento al Global Standard, alla sezione VIII, lettera D, del CRS;
2) con riferimento al FATCA, definite nell’Accordo IGA SM;
f) il conto non rientra nella definizione di conto escluso ai sensi del pertinente accordo.
2. In relazione ai conti esclusi non sussistono gli obblighi di adeguata verifica di cui all’articolo 28.
3. L’Istituzione Finanziaria Segnalante identifica i conti soggetti a comunicazione applicando la procedura di adeguata verifica ai fini dello scambio automatico prevista dalla presente legge in applicazione degli accordi pertinenti.
4. L’Istituzione Finanziaria Segnalante deve applicare le norme sull’aggregazione del saldo del conto e sulla valuta di espressione del conto previste dai pertinenti accordi allo scopo di determinare se lo stesso rientra nella definizione di conto soggetto a comunicazione. Le norme sull’aggregazione del saldo del conto e la valuta sono contenute:
a) con riferimento al Global Standard, nella sezione VII, lettera C, dell’Allegato B della presente legge;
b) con riferimento all’IGA SM, nella sezione VI dell’Allegato C della presente legge.
5. Nell’applicare le norme sull’aggregazione del saldo del conto e sulla valuta di espressione del conto, ai fini di un accordo pertinente e della presente legge, un saldo che ha un valore negativo è trattato come se avesse un valore nullo.
6. L’elenco degli Stati e giurisdizioni con i quali è attivo lo scambio automatico di informazioni ai fini del Global Standard è pubblicato e aggiornato con delibera del Congresso di Stato.
7. Un conto finanziario cointestato a più soggetti assume la qualifica di conto soggetto a comunicazione anche se solo uno dei soggetti cointestatari ha le caratteristiche di cui al comma 1, lettere b) e c).
8. Un conto finanziario può essere soggetto a più obblighi di comunicazione in attuazione di accordi diversi qualora in base alle definizioni dei pertinenti accordi sia qualificabile sia come conto soggetto a comunicazione che come conto statunitense. Analogamente un conto cointestato a più soggetti, dei quali alcuni presentano le caratteristiche che lo rendono identificabile come conto statunitense ed altri presentano le caratteristiche per identificarlo come conto soggetto a comunicazione, è un conto soggetto agli obblighi di comunicazione sia ai sensi del FATCA che degli accordi relativi al Global Standard.”.
Art. 2
1. L’articolo 34 della Legge n.174/2015 e successive modifiche è così sostituito:
“Art. 34
(Obbligo di conservazione delle informazioni e dei documenti acquisiti durante il processo di adeguata verifica)
1. Le istituzioni finanziarie conservano la documentazione e le evidenze utilizzate al fine di espletare gli obblighi di adeguata verifica e di acquisizione dei dati sui conti finanziari ai fini dello scambio automatico delle informazioni di cui al presente Titolo e Capo, per un tempo non inferiore ai 5 anni successivi alla fine del periodo entro il quale le Istituzioni Finanziarie Segnalanti devono trasmettere tali informazioni.”.
Art. 3
1. Dopo l’articolo 34 della Legge n.174/2015 e successive modifiche è introdotto il seguente articolo:
“Art. 34-bis
(Clausola antielusiva)
1. Se un’Istituzione Finanziaria, una persona fisica, un’Entità o un intermediario conclude un qualsiasi accordo, il cui scopo principale o uno degli scopi principali sia quello di aggirare gli obblighi di cui al presente Titolo, la relativa disciplina ha effetto come se tale accordo non fosse stato stipulato dall’Istituzione Finanziaria, persona fisica, Entità o intermediario.
2. In relazione alle violazioni di cui al comma 1 si applicano le sanzioni previste dall’articolo 45.”.
Art. 4
1. L’Allegato A della Legge n. 174/2015 e successive modifiche è sostituito dall’Allegato A del presente decreto delegato.
Art. 5
1. Il punto 7 del paragrafo A della Sezione I dell’Allegato B della Legge n. 174/2015 e successive modifiche è così sostituito:
“7. nel caso di un conto non descritto al sotto paragrafo A (5) o (6), importo totale lordo versato o accreditato al Titolare del Conto in relazione al conto durante l’anno solare o altro appropriato periodo di riferimento rispetto al quale l’Istituzione Finanziaria è l’obbligato o il debitore, compreso l’importo aggregato di eventuali pagamenti di riscatto effettuati al Titolare del Conto durante l’anno solare o altro periodo di riferimento appropriato.”.
Art. 6
1. Il punto 1 del paragrafo B della Sezione III dell’Allegato B della Legge n. 174/2015 e successive modifiche è così sostituito:
“1. Indirizzo di Residenza. Se l’Istituzione Finanziaria Segnalante ha nei suoi registri un indirizzo di residenza attuale per la persona fisica Titolare del Conto sulla base di Prove Documentali, l’Istituzione Finanziaria Segnalante può trattare la persona fisica Titolare del Conto come un residente ai fini fiscali della giurisdizione in cui si trova l’indirizzo allo scopo di determinare se tale persona fisica Titolare del Conto sia una Persona Soggetta a Comunicazione.”.

Per il testo completo DD nr 44/2017

http://www.consigliograndeegenerale.sm/on-line/home.html

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Pensioni estere: il prelievo segue il doppio binario

11 Maggio 2017

Il Sole 24 Ore del 3 Aprile 2017 da “L’Esperto Risponde” a cura di Alfredo Calvano
Sono un pensionato italiano residente in Italia, che percepisce anche un reddito di pensione dallo Stato di San Marino. Questo reddito è tassato da San Marino. Chiedo se devo riportarlo anche in Italia nella dichiarazione dei redditi.
A.F.RIMINI
In base alle regole convenzionali contro le doppie imposizioni, le pensioni di fonte estera sono generalmente tassate in modo diverso a seconda che si tratti di pensioni pubbliche o private. In forza della Convenzione Italia–Stato di San Marino, le pensioni “pubbliche” corrisposte da uno Stato contraente o da una sua suddivisione politica o amministrativa o da un ente locale sono imponibili soltanto nell’altro Stato (nel caso specifico Italia) se la persona fisica è un residente di quest’ultimo Stato e ne ha la nazionalità (comma 2 lettera b articolo 19); in caso contrario, la pensione è imponibile soltanto nello Stato di provenienza della pensione. Il medesimo trattamento (tassazione nello Stato di residenza) è riservato alle pensioni “private”, a meno che il beneficiario non sia esente da imposizione relativamente a tali redditi nello Stato in cui è residente, conformemente alla legislazione ivi vigente; in quest’ultima evenienza le pensioni sono imponibili nello Stato di provenienza. Infine, le pensioni ricevute nell’ambito della legislazione di sicurezza sociale di uno Stato contraente sono imponibili soltanto in quest’ultimo.
Per quanto precede, qualora sussistano i presupposti di tassazione in Italia del trattamento pensionistico sanmarinese, lo stesso va indicato nel quadro RC del modello Redditi persone fisiche o nel modello 730.

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Decreto Delegato 7 febbraio 2017 nr 22

10 Marzo 2017

Articolo Unico
1. L’articolo 9 del Decreto Delegato 24 febbraio 2011 n. 35 – Testo Unico in materia di origine delle merci e visti su documenti – è così sostituito:
“Art.9
1. Quando l’origine delle merci deve essere attestata all’importazione mediante la produzione di un certificato di origine, tale certificato deve rispondere alle seguenti condizioni:
a. essere emesso o da un’autorità o da un organismo che presenti le necessarie garanzie e sia debitamente abilitato per tale funzione dallo Stato di rilascio;
b. contenere tutte le indicazioni necessarie per l’identificazione della merce cui si riferisce, ed in particolare:
1. la qualità, la natura, i contrassegni ed i numeri dei colli,
2. la qualità, i pesi lordo e netto delle merci,
3. il nominativo dello speditore;
c. attestare in maniera precisa che la merce cui si riferisce è originaria di un determinato Stato, fatta eccezione per la merce di origine comunitaria per la quale è sufficiente l’attestazione dell’origine “Unione Europea” senza indicazione dello specifico Stato di provenienza. 2. E’ consentito produrre in luogo del certificato di origine di cui al comma 1: a) nel caso debba essere attestata l’origine di merce comunitaria, la fattura di acquisto riportante dichiarazione di origine della merce, timbrata e firmata dal fornitore della merce oppure, nel caso di forniture continuative, una dichiarazione su carta intestata del fornitore, da rinnovare ogni 24 mesi, indicante l’origine della merce. Qualora il fornitore non sia anche produttore
della merce, dovrà altresì dichiarare nome del produttore e luogo di produzione o in alternativa dichiarare la disponibilità a comunicarlo in caso di richiesta da parte delle autorità competenti quali la Camera di Commercio;
b) nel caso debba essere attestata l’origine di merce extra-comunitaria, la copia della bolletta doganale di importazione contenente l’indicazione dell’origine; in tale caso, per motivi di segreto commerciale, è consentito produrre la copia della bolletta doganale senza l’evidenza dello speditore/esportatore extracomunitario e dei prezzi.
L’origine della merce, in ogni caso, deve essere indicata secondo quanto previsto al comma 1, lettera c.
3. Camera di Commercio ha facoltà di effettuare controlli a campione sulla veridicità delle dichiarazioni dei fornitori di cui al comma 2.
4. A parziale deroga di quanto previsto dall’articolo 11, comma 4, nei casi previsti dal presente articolo non è consentita quale prova dell’origine della merce, certificato di origine in formato elettronico salvo che tale certificato non sia firmato elettronicamente dall’autorità o dall’organismo che lo ha rilasciato e previa verifica da parte della Camera di Commercio della validità legale del documento.”.

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DECRETO DELEGATO 18 gennaio 2017 n.7

8 Febbraio 2017

PROROGA INCENTIVI PER L’AUTOIMPRENDITORIALITÀ
Articolo Unico
1. Le disposizioni del Decreto Delegato 24 luglio 2013 n.95 “Incentivi per l’autoimprenditorialità”, già prorogate con Decreto Delegato 22 luglio 2014 n.110 e con Decreto Delegato 21 luglio 2015 n.108, sono prorogate a tempo indeterminato.
2. Per tutta la durata dell’incentivo di cui al comma 1 è effettuata una costante verifica degli oneri economici derivanti dall’erogazione dell’Indennità Economica Speciale (I.E.S.) che, nel caso superino la soglia di euro 250.000,00 (duecentocinquantamila/00) per ogni esercizio finanziari0, sono, per l’eccedenza, a carico del cap. 1-3-2490 “Fondo di intervento” ai sensi dell’articolo 24 della Legge 18 febbraio 1998 n.30 ed eventualmente su specifico capitolo di spesa da istituirsi in sede di variazione al Bilancio di Previsione dello Stato.
3. Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3, 4 e 5 del Decreto Delegato 24 luglio 2013 n.95 sono estesi anche ai percettori di indennità di disoccupazione di cui al Capo IV della Legge 31 marzo 2010 n.73 “Riforma degli ammortizzatori sociali e nuove misure economiche per l’occupazione e l’occupabilità”, con le modifiche indicate ai commi successivi.
4. L’articolo 2, comma 1, del Decreto Delegato 24 luglio 2013 n.95 è così modificato:
“1. I beneficiari del trattamento economico previsto dalla Legge 31 marzo 2010 n.73 al Titolo II, Capo III “Indennità Economica Speciale per mobilità” e successive modifiche e del trattamento economico previsto al Titolo II Capo IV “Indennità di Disoccupazione” della medesima legge, che siano regolarmente iscritti alle liste di avviamento al lavoro di cui all’articolo 19 o 22 e beneficino del trattamento economico previsto dall’articolo 20 o 23 della stessa legge, ed anche alle liste previste dalla Legge 19 settembre 1989 n.95, possedendone i relativi requisiti di iscrizione, possono accedere agli incentivi per l’autoimprenditorialità previsti dal presente decreto delegato. Tali incentivi consistono nel pagamento delle somme dovute a titolo di ammortizzatore sociale in via anticipata rispetto alle scadenze previste dalla Legge n.73/2010 e successive modifiche con le modalità previste dai successivi articoli.”.
5. L’articolo 4, comma 1, del Decreto Delegato 24 luglio 2013 n.95 è così modificato:
“1. Dalla data di rilascio della licenza per i soggetti di cui al comma 1, lettere a) e d), del precedente articolo 3, e dalla data del rilascio del Codice Operatore Economico per i soggetti cui al comma 1, lettere b) e c), dello stesso articolo, sussiste il diritto a ricevere le somme residue dovute da parte dell’ISS prendendo a riferimento:
a) nel caso dell’Indennità Economica Speciale, un periodo pari ad un massimo di sei mesi dalla data di rilascio della licenza, superando la durata indicata al comma 2 o al comma 3 dell’articolo 20 della Legge n.73/2010;
b) nel caso dell’Indennità di Disoccupazione, un periodo pari ad un massimo di sei mesi dalla data di rilascio della licenza, superando la durata indicata al comma 1, lettera a) o b), dell’articolo 23 della Legge n.73/2010.
A seguito della prosecuzione dell’attività oltre i primi sei mesi, l’ISS provvede con successivo pagamento entro il settimo mese di attività al pagamento delle residue somme dovute a titolo di Indennità Economica Speciale (I.E.S.) o di Indennità di Disoccupazione fino al termine previsto. Le somme non possono superare l’ammontare complessivo dell’indennità dovuta.”.
6. Con apposito decreto delegato viene stabilita la decadenza delle disposizioni previste dal Decreto Delegato 24 luglio 2013 n.95 qualora se ne ritenga superata la necessità.

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DECRETO DELEGATO 29 dicembre 2016 n.147

17 Gennaio 2017

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DECRETO DELEGATO 29 dicembre 2016 n.148

17 Gennaio 2017

AGGIORNAMENTO CANONE DI LOCAZIONE DEGLI IMMOBILI DESTINATI AD ATTIVITÀ PROFESSIONALI, IMPRENDITORIALI E SOCIALI
Articolo Unico
1. Il canone di locazione per gli immobili destinati ad attività professionali, imprenditoriali e sociali, relativo ai contratti stipulati o aggiornati entro il 31 dicembre 2015, per l’anno 2017, non è oggetto di rivalutazione.

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Tra Svizzera e San Marino scambio automatico delle informazioni

17 Gennaio 2017

Il Sole 24 Ore 2 Dicembre 2016 di Paolo Bernasconi e Alessandro Galimberti

Lotta all’evasione. L’accordo sottoscritto ieri a Roma dalle delegazioni

Nel giorno in cui Svizzera e San Marino firmano (a Roma) un accordo per lo scambio automatico di informazioni fiscali, il governo di Berna annuncia che a breve (2019) estenderà lo standard di trasparenza tanto caro all’Ocse ad altri 19 paesi, da Andorra all’Argentina, a Barbados, Bermuda, Brasile, Cile, Groenlandia, Isole Caiman, Isole Faroe, Isole Turcks e Caicos, Isole Vergini britanniche, India, Israele, Maurizio, Messico, Monaco, Nuova Zelanda, Seychelles e Uruguay.
Per la piazza finanziaria alpina, e per migliaia di investitori italiani ancora “coperti” attraverso “veicoli” transitati dalla Confederazione verso i paradisi un tempo remoti, è un’altra notizia destabilizzante. Il Parlamento aveva già approvato lo scambio con i 28 dell’Unione Europea ed anche con l’Australia. Ora però, sensibilizzato dalla lista Falciani, il governo svizzero va ad aprire persino numerose piazze off shore caraibiche che hanno fornito migliaia di società paravento alle fiduciarie elvetiche, e persino quel Brasile da cui la marea di centinaia di milioni corruttori di Petrobras ha inquinato una quarantina di banche rossocrociate.
Stupisce la motivazione della apertura di “credito”: si tratterebbe di Paesi il cui sistema legale e amministrativo viene riconosciuto da Berna tale da fornire sufficienti garanzie di rispetto della confidenzialità e di protezione dei dati finanziari che saranno trasmessi tramite il fisco. In caso di violazioni, però, come potranno difendersi i clienti di banca sottoposti alla sovranità fiscale di Paesi spesso disamministrati e in testa alla lista dei corrotti ?
Ci si attendeva un periodo di sperimentazione dello scambio automatico, per sondare il meccanismo, almeno cinque anni di rodaggio, con gli Stati membri dell’Ue,dove figurano Paesi di rating CCC dal punto di vista dell’integrità ed efficienza della Pa.Ad accelerare il corso (o la rincorsa) di allineamento della Svizzera è forse l’ennesima minaccia da parte del Global Forum. La partita sembra chiusa, anche se qualcuno confida ancora nella proverbiale prudenza del Parlamento svizzero che dovrà ratificare ad uno ad uno questi accordi, sottoposti tra l’altro alla clausola referendaria popolare.
Il futuro della piazza bancaria svizzera, in ogni caso, sarà sottoposto alla difficile coesistenza fra le forme più diverse di cooperazione fiscale: scambio automatico, segnalazione spontanea o su domanda,comprese le domande raggruppate, cooperazione fra autorità autoriciclaggio, ma anche fra autorità penali nell’interesse di procedimenti penali esteri per riciclaggio del provento di frodi fiscali,oltre alle 500 rogatorie trattate ogni anno dalla Finma (la Consob svizzera).

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Corte di San Marino: lecito violare il segreto

17 Gennaio 2017

Il Sole 24 Ore 7 Dicembre 2016 di Alessandro Galimberti.

Evasione internazionale. I giudici respingono la domanda di risarcimento di un investitore italiano «costretto» allo scudo 2009

Violare il segreto bancario per collaborare con l’autorità giudiziaria straniera non è un illecito né sotto il profilo della privacy e neppure sotto l’aspetto del danno patrimoniale provocato al cliente, “costretto” ad aderire alla sanatoria fiscale.
Lo ha deciso – e in parte è questa la notizia – la Corte per il Trust e i rapporti fiduciari della Serenissima Repubblica di San Marino – causa 2/2014 – dando pienamente torto a un investitore italiano che aveva citato davanti alla corte specializzata del Titano (presidente Maurizio Lupoi, giudice Antonio Gambaro) una fiduciaria e la banca italiana utilizzate per l’operazione. Operazione iniziata nel 2005 con il conferimento di “doppio mandato” (alla fiduciaria sanmarinese e a una fiduciaria italiana: scopo, bloccare l’identificazione del titolare effettivo dello spostamento di denaro tra i due Paesi) per il rimpatrio di 2,5 milioni di euro sul conto di una Cassa di risparmio emiliana, operazione conclusa, tra l’altro, con l’applicazione di una commissione del 20 per cento.
Tre anni dopo, il (mancato) contribuente italiano dedice di ritornare sotto la giurisdizione (e le banche) del Titano, proprio alla vigilia di un’indagine della magistratura italiana a carico delle fiduciarie del doppio mandato, Amphora in Italia, Smi a San Marino. A quel punto, e viste anche le notizie di stampa. il cliente decide di aderire in patria allo Scudo fiscale del 2009, proprio mentre l’autorità giudiziaria sanmarinese accoglie la richiesta di rogatoria della Procura della Repubblica di Roma – che indagava all’epoca per le ipotesi di riciclaggio, esercizio abusivo di servizi di investimento e appropriazione indebita. Tra i nomi trasmessi in Italia provenienti dalla banca dati della Sim sanmarinese, si scoprirà, figurava anche quello dell’investitore che poi la citò, proprio per questo, a giudizio.
Secondo la Corte dei Trust, però, l’investitore non ha alcun diritto di contestare la condotta della Smi sotto il profilo della tutela della riservatezza: non solo perché la fiduciaria era tenuta a collaborare con le autorità italiane (e prima ancora con la giustizia della Serenissima Repubblica), in secondo luogo perché i rischi sulla privacy riguardavano «solo coloro che avessero intrattenuto con Smi rapporti da non rendere noti al di là delle ordinarie esigenze di riservatezza, per esempio per aver tenuto all’estero disponibilità finanziarie non dichiarate». Men che meno, scrive infine la Corte dei Trust, si può contestare alla Smi una mancanza di diligenza per non aver eccepito un vizio procedurale della rogatoria che non poteva conoscere, e che anche se avesse conosciuto non può certo essere individuato come “causa” dello Scudo del cliente.

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