E-fattura, nella Ue procedure in ordine sparso

9 Ottobre 2026

Il Sole 24 Ore 9 Settembre 2026 di Alessandro Mastromatteo e Benedetto Santacroce

Fatturazione elettronica per le operazioni B2B domestiche e avvio degli obblighi di reporting digitale: gli Stati membri stanno seguendo la strada di Italia, Romania, Polonia, Croazia e Belgio. L’obbligo è partito dal 1° settembre scorso in Francia, che sarà seguita a inizio 2027 dalla Germania e dalla Slovacchia e, presumibilmente, a partire da ottobre 2027 dalla Spagna.

Le differenze di modalità di scambio dei documenti, il controllo preventivo o meno sui flussi di fatturazione a cura delle amministrazioni fiscali locali oltre che i formati da utilizzare rappresentano elementi da valutare per comprendere a che punto i singoli Stati si sono spinti in vista della partenza, dal 1° luglio 2030, dell’obbligo di e-fattura per tutte le operazioni intra-unionali accompagnata dalla specifica reportistica Drr – Digital reporting requirement prescritti dalla legislazione Vida – Vat in the digital age di cui alla direttiva 2025/516. Proprio per evitare una maggiorazione dei costi, la direttiva suggerisce che i sistemi applicati negli Stati membri, per comunicare le cessioni di beni e le prestazioni di servizi a titolo oneroso fra soggetti passivi nel loro territorio, dovrebbero rispettare le caratteristiche del sistema attuato per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi transfrontaliere. Il che vuol dire utilizzare i formati e le sintassi UBL e CII sia per le rendicontazioni nazionali che per la fatturazione elettronica domestica.

L’esame delle legislazioni dei singoli Stati che, da ultimo, stanno introducendo obblighi di fatturazione elettronica nazionale attesta proprio questa tendenza. Due sono in particolare gli elementi che caratterizzano tali disposizioni nazionali: da un lato la previsione di utilizzo di tali formati strutturati e, dall’altro, l’assenza di un controllo preliminare sui tracciati da parte di un’autorità di controllo pubblico come accade invece nel sistema in Italia, in Romania e in Polonia.

In Francia, ad esempio, tutte le imprese devono essere in grado di ricevere fatture elettroniche dal 1° settembre 2026 mentre l’obbligo di emissione è introdotto, in maniera graduale e obbligatoria, in ragione di determinati criteri dimensionali. La riforma introduce inoltre due obblighi complementari, quello di e-invoice per le operazioni B2B – business to business e quello di e-reporting. Analoga situazione in Germania. Anche il regime tedesco prevede l’utilizzo di UBL o CII o di formati nazionali compatibili, con scambio elettronico direttamente tra le parti, essendo sufficiente l’invio ad un indirizzo di posta elettronica, sebbene sia in previsione l’introduzione, probabilmente dal 2030, di un obbligo di rendicontazione al fisco. L’adeguamento al Vida per Paesi quali l’Italia dovrà avvenire entro il 1° gennaio 2035: oltre a comprendere come integrare il tracciato Xml nazionale per renderlo conforme alle sintassi europee, dovrebbe venire meno il controllo preventivo formale obbligatorio da parte del fisco. Sarebbe tuttavia opportuno intervenire quanto prima, così da evitare aggravi di costi alle imprese nazionali chiamate comunque ad adempiere agli obblighi unionali per le operazioni intraUe dal luglio 2030.

Doing business in San Marino

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